Carlo Didimi

Ritratto di Carlo Didimi

Carlo Didimi nacque a Treja il 6 maggio del 1978 da Francesco e da Pasqualina Ercolani, entrambi appartenenti a quella nobiltà locale che viveva sulle rendite dei proficui possedimenti terrieri.

Il fatto di appartenere ad una famiglia nobile gli permetteva di vivere una giovinezza abbastanza spensierata e senza troppe preoccupazioni. Così, imitando tutti i suoi nobili coetanei, entrò a contatto con l’ambiente aristocratico locale che aveva in mano anche il gioco del bracciale a cui si dedicò con passione fin da ragazzino. Didimi, che era conosciuto più che altro nel maceratese in quanto la gente correva ad ammirarlo a Treia, fece esplodere in tutta Italia la sua fama sfidando e battendo i grandi campioni del suo tempo:

Massimo Domenico da Sacile, Pacini Angelo, Donati Luigi… e Donati Angelo… ed Ercole Sansone… Questi ultimi vinse anche tenendoli ambedue avversari contro se solo…

Fedele al motto del proprio casato scritto nello stemma di famiglia, non si cullò sugli allori.

Carlo Didimi oltre ad essere stato un grande sportivo ed un invincibile campione fu un uomo profondamente impegnato politicamente. Anche a Treia, che per secoli aveva lottato contro oppressioni di ogni sorta, cominciarono a diffondersi gli ideali di Patria e di libertà nazionale che verranno sempre più alimentati sino a che la città non sarà annessa al Regno d’Italia, insieme a tutto lo Stato Pontificio, dopo la battaglia di Castelfidardo. Le attività di cospirazione organizzate a Treia erano capeggiate proprio da Carlo Didimi. Prese parte alle attività clandestine risorgimentali di ispirazione mazziniana, favorito proprio dal fatto che, girando l’Italia per giocare a bracciale, aveva la possibilità di avvicinare i patrioti e le associazioni carbonare di cui abbracciò gli ideali. dedicò molta parte della sua vita all’organizzazione di gruppi cospiratori sia a Treia che in altre città della zona, tra cui Tolentino, dove risiedette per un periodo in quanto ispettore dei mulini.

Dopo il fallimento dei moti rivoluzionari del 1831, il governo Conforti, al fine di evitare una massiccia persecuzione contro i patrioti, si limitò a documentare che a Treia solamente poche persone avevano appoggiato la rivolta e soltanto cinque giovani inesperti avevano marciato verso Roma. Fra questi c’era Carlo Didimi il quale, partito volontario per la guerra insieme al fratello, veniva definito fanatico fautore e partigiano dei liberali.

In seguito alla caduta del governo delle Province Unite, fu denunciato nel 1839 a Tolentino e venne ricercato e perseguito perché considerato tra i più compromessi con gli ambienti rivoluzionari.

L’avvento di Pio IX determinò l’amnistia che il nuovo Pontefice concesse a tutti coloro che avevano svolto attività politica contraria al governo pontificio.

In questo nuovo clima, Didimi, che aveva rallentato la sua attività sportiva per l’avanzare dell’età, continuava una instancabile attività politica che lo portò a ricoprire diversi incarichi pubblici tra cui, dal 1847 al 1849, quello di amministratore del Comune di Treia.

È qui che morì, vedovo, presso il figlio Giovanni il 4 giugno del 1877.

Con la morte del grande campione iniziò il lento declino del gioco del pallone col bracciale che con lui aveva raggiunto in città il momento più alto di splendore.

A Treia, nell’agosto del 1921, venne organizzato un grande torneo quadrangolare regionale di bracciale per celebrare il centenario della canzone A un vincitore nel giuoco del pallone che il poeta Giacomo Leopardi dedicò a Carlo Didimi, spinto a celebrarne il vigore, la bravura e l’entusiasmo. Il poeta forse vedeva in lui quella vitalità e quella goliardia fisica che certamente egli non poteva trovare all’interno della triste biblioteca paterna dove ricercava una gloria lenta a venire.