La storia

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Il gioco del pallone con il bracciale fa parte della grande famiglia degli sport cosiddetti sferistici, cioè quelli il cui elemento indispensabile è costituito da un corpo di figura sferica: la palla.

Le origini del gioco della palla sono molto remote e si perdono nel passato più lontano. Era già particolarmente in uso presso i Greci, e fu probabilmente questa la ragione che portò gli antichi ad attribuirne l’invenzione agli abitanti della Lidia, ai Corciresi o agli Spartani o ad altri popoli della stessa stirpe.

Nel Cinquecento il gioco era in piena fioritura e veniva tenuto in gran considerazione non solo nelle forme minori della palla di cuoio e del calcio, ma anche, almeno nella seconda metà del secolo, nella forma più nobile del pallone col bracciale.

Il bracciale divenne, come affermava lo storico rinascimentale Burckhardt, il gioco classico degli italiani. Per iniziativa dei principi e di alcuni municipi si eressero sferisteri di architettura classica che diventarono teatri di sfide famose. Oppure si giocava lungo i bastioni delle fortezze o sulle pubbliche piazze ove si costruivano palchi monumentali per far star comodi i numerosi uomini d’armi, gli aristocratici, gli illustri capitani e le nobildonne che sempre più numerose assistevano agli incontri.

I signori e i principi del XVII secolo seguitarono a favorirlo per la grande affluenza di gente che attirava alle loro città, per l’entusiasmo che suscitava e la solennità che aggiungeva alle loro feste e, soprattutto, per il lustro che da tutto ciò derivava al loro nome.

Il Settecento e l’Ottocento furono i secoli che videro la costruzione di tutte quelle arene nelle quali si sono svolti gli incontri e le sfide più memorabili.

Il gioco del bracciale riuscì a salire talmente in auge da prevalere pian piano sugli altri sport. Così moltissime città italiane sentirono l’esigenza di costruire i campi di gioco che spesso venivano ricavati lungo i bastioni delle fortezze. Siccome il pubblico si entusiasmava sempre di più agli incontri di bracciale, molte località presero la decisione di costruire appositamente sferisteri.

Il più maestoso sferisterio d’Italia è ed è sempre stato lo Sferisterio di Macerata. Nelle grandi città gli sferisteri sono stati spesso sacrificati alle esigenze urbanistiche. Tra gli altri sono pure scomparsi quelli di Ravenna, di Forlì, di Monte San Savino, di Bagnocavallo e di Treja.

Il bracciale, pur suscitando gli entusiasmi del popolo, veniva praticato quasi esclusivamente dai nobili o per lo meno da persone che potevano disporre di tempo libero da dedicare a questo tipo di svago.

Treia ha sempre avuto una vasta tradizione nobiliare e già nel Settecento erano numerose le famiglie nobili che abitavano all’interno delle mura cittadine.

Una delle poche cose che il popolo poteva copiare ai ricchi era proprio il gioco del bracciale che, tutto sommato, non richiedeva grosse spese.

I figli del popolo usavano l’ingegno e l’astuzia e cominciavano a giocare lungo le mura del paese utilizzando al posto del bracciale una rudimentale tavoletta ed al posto del pallone delle palline di stoffa dette cimose.

I campionati italiani di pallone grosso (o toscano) al bracciale cominciarono nel 1936 nello sferisterio di Macerata ed erano suddivisi in due categorie: dilettanti e professionisti.

Più che campionati veri e propri erano dei grossi tornei che si svolgevano un sabato e una domenica in una località dell’Italia centrale dove convivevano le più forti squadre del momento.

Il bracciale fece parte integrante della storia treiese di questo secolo sia per l’interesse che suscitava fra la gente che, soprattutto, per gli strepitosi successi che le squadre locali ottenevano ovunque.

Nel 1929, Armando e Pietro Bartoloni vinsero il titolo regionale. Nel 1932, in occasione della festa del patrono San Giuliano, venne organizzato a Macerata il campionato marchigiano al quale presero parte le due squadre di Treia che disputarono la finalissima per il titolo. Negli anni d’oro del bracciale moderno Treia schierò nel campionato italiano due squadre, la Pro Loco e la Carlo Didimi che, complessivamente, vinsero sette titoli nazionali. Tra i protagonisti di questa irripetibile stagione c’è Gustavo Tripolini, autentica bandiera della Pro Loco.

Le celebrazioni del centenario della morte di Carlo Didimi dell’agosto 1978 coincidenti con la prima edizione della Disfida del Bracciale (1979) hanno di nuovo riacceso gli animi treiesi, rinvigorito le antiche passioni ed il vecchio amore per un gioco spettacolare con una tradizione sempre tenuta viva.